sabato 29 marzo 2025

AZIONE DEI COMITATI NO INCENERITORE DI FUSINA

 


Comunicato stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 29.03.2025

Azione dei comitati questa mattina per diffidare Veritas: stop immediato alla linea 2

 

Questa mattina un centinaio di attivisti/e del Coordinamento No Inceneritore Fusina muniti di tute bianche, striscioni e fumogeni sono tornati in azione contro l’inceneritore di Veritas davanti all’ingresso dell’impianto di Fusina. Obiettivo diffidare Veritas a proseguire nel suo intento di costruire e attivare la seconda linea (L2) entro la fine dell’anno, al contempo denunciare la gestione di quella esistente già altamente impattante, che brucia rifiuti urbani e speciali provenienti anche da fuori regione.

Preciso il messaggio dei comitati: “Se Veritas pensava di farla franca approfittando dei nostri sforzi profusi per contrastare l’inceneritore per fanghi proposto da ENI Rewind, si sbaglia di grosso! Siamo ancora qui per diffidare i vertici della società Veneziana, della partecipata Eco+Eco e i soci del gruppo FINAM (Bioman e Agrilux): stop immediato alla seconda linea, piena trasparenza sulla gestione della prima e sui rifiuti che arrivano in impianto, altrimenti alzeremo il livello dello scontro. La situazione ambientale e sanitaria è già troppo critica, è necessario ridurre l’inquinamento e non aumentarlo”.

 

Nonostante l’ostruzionismo di Eco+Eco srl (gestore dell’impianto), in questi mesi i comitati hanno lavorato sotto traccia recuperando e studiando una gran mole di documenti che hanno fatto emergere un quadro molto preoccupante e inquietante che dovrebbe indurre gli Enti di controllo (Regione, ULSS 3, ARPAV e Comune di Venezia) a imporre lo stop immediato alla seconda linea da 80.000 ton/anno in corso di costruzione e controlli immediati sulla gestione attuale dell’impianto.  



I comitati sintetizzano le ragioni di queste richieste in 3 punti:

1.      Rifiuti urbani e speciali anche da fuori regione per fare business.

La riapertura dell’inceneritore di Fusina è sempre stata giustificata come necessaria per smaltire i rifiuti urbani non riciclabili del bacino veneziano. Invece all’impianto di produzione di CSS arrivano anche scarti delle differenziate e rifiuti speciali (spesso riciclabili) dalle province di Treviso, Belluno, Padova, oltre che dal Friuli Venezia Giulia, e addirittura da Roma! Infatti tra i sovvalli derivati dal trattamento del rifiuto umido, ci sono anche quelli prodotti dalle società SESA Spa di Este e Bioman di Maniago, ai cui impianti arrivano da anni decine di migliaia di tonnellate di rifiuto umido raccolto dalla società AMA nella Capitale.

Inoltre tra le società che conferiscono a Fusina, compaiono anche ditte che trattano rifiuti speciali e industriali di ogni tipo come la COSMO di Noale, oppure Steriladria di Adria che invece tratta rifiuti sanitari. Il CSS così prodotto finisce in parte nel forno attivo e in parte in altri inceneritori o in discarica, ma con la seconda linea sarà bruciato quasi tutto a Fusina.

 

2.      La qualità dell'aria intorno a Porto Marghera è già pessima

I livelli di inquinanti come PM10, PM2.5 (polveri sottili e ultrasottili) e Benzo(a)pirene superano già oggi i limiti vecchi del 2010; limiti che l’Unione Europea impone di dimezzare entro il 2030. Questo quadro è confermato dai dati registrati dalla centralina ARPAV di Malcontenta, ma anche da una campagna di monitoraggio effettuato dalla società Orion S.rl. per conto proprio di Eco+Eco . Nella relazione del 2023 si legge che in diversi punti di controllo sono stati registrati numerosi sforamenti e livelli molto alti di PM10, PM2.5 e benzo(a)pirene, oltre a preoccupanti picchi relativamente al mercurio.

 

3.      Pericolo PFAS- Delle 35.000 ton/anno smaltite da Veritas in L1, circa 1400 ton sono fanghi provenienti dal depuratore di Fusina. Questi fanghi sono contaminati da PFAS, a dirlo sono le stesse analisi effettuate dalla multiutility veneziana e in possesso dei comitati. D’altra parte i PFAS sono certamente presenti anche nei rifiuti urbani e speciali. E’ ormai nota a livello scientifico internazionale la pericolosità di questi composti e l’inefficacia dell’incenerimento per distruggerli; in questa direzione si sono espressi di recente, e in modo molto critico l’Istituto Superiore di Sanità e il CNR. Non è però previsto alcun limite e alcun monitoraggio dei PFAS contenuto nei fumi, nelle scorie e nelle acque di scarico degli inceneritori. Per questo motivo i comitati chiedono l’applicazione di stoppare immediatamente  la linea L2 e l’incenerimento di fanghi e di avviare una campagna di ricerca e monitoraggio per questi inquinanti presso tutti gli inceneritori regionali attivi.

 

Il messaggio dei comitati è chiaramente rivolto anche a Regione e Comuni che non possono più fare finta di niente giocando sulla salute della popolazione. In particolare il Coordinamento si rivolge a Brugnaro:Esca dalle ambiguità, sancisca le sua ultima posizione contro il progetto di ENI Rewind in Consiglio Comunale e in Conferenza dei Servizi. Non pensi poi di favorire Veritas nell’accaparrarsi il business dell’incenerimento dei fanghi e dei rifiuti. Prenda atto una buona volta che tutti gli inceneritori sono inquinanti e pericolosi”.

Infine i comitati richiamano l’importanza di attendere l’esito dei biomonitoraggi in corso a Marghera, Malcontena e Oriago, dai quali si potranno trarre importanti informazioni sullo stato di salute della popolazione. 




 

 

 

domenica 16 marzo 2025

COORDINAMENTO NO INCENERITORE FUSINA COMUNICATO STAMPA

 


14 MARZO 2025

il progetto perde anche la stampella di Brugnaro, ora la Regione chiuda definitivamente il procedimento.

Il Coordinamento No Inceneritore Fusina rivendica come un proprio successo l'improvviso dietro front del Sindaco Luigi Brugnaro sull'inceneritore di ENI Rewind, e ora chiede conto alla Regione Veneto mettendo in guardia su possibili inganni e insidie. Il Coordinamento chiarisce così la propria posizione:
Dopo oltre due anni di contestazioni, di inchiesta scientifica, di centinaia di osservazioni e massicce mobilitazioni come la manifestazione dello scorso 1 giugno con 5.000 persone in piazza, finalmente possiamo dire che il progetto di ENI Rewind si sta sgretolando. Senza l'azione dei comitati questo eco-mostro sarebbe già passato e invece, non solo è ancora fermo al palo, ma ora perde anche una stampella fondamentale: quella offerta dalla Giunta Brugnaro che fino a questo momento aveva di fatto sostenuto il progetto. Sia chiaro però che non ci accontentiamo di semplici dichiarazioni rilasciate alla stampa a pochi mesi dalle elezioni amministrative. Se il Sindaco di Venezia è convinto di quello che dice, abbia il coraggio di affrontare il Consiglio Comunale straordinario chiesto pochi giorni fa dalle opposizioni, e in quella sede si sancisca una volta per tutte che anche il Comune di Venezia, dopo il Comune di Mira guidato dalla Giunta Dori, è contrario alla realizzazione di questo impianto, pensato per bruciare 190.000 ton/anno di fanghi avvelenati da PFAS e altre sostanze nocive a due passi da Malcontenta”.

Il Coordinamento non manca di cogliere ambiguità nelle dichiarazioni di Brugnaro:
Da quanto apprendiamo, il Sindaco veneziano dice no all'inceneritore per fanghi, ma in linea di principio non contesta questa soluzione, né si preoccupa dell'impatto che questa può determinare sull'ambiente e sulla salute della popolazione. Una posizione quanto meno ambigua, che in realtà lascia spazio alla possibilità per Veritas di gestire il business dello smaltimento dei fanghi inquinati nell'impianto di Fusina e in particolare nella seconda linea in fase di costruzione. Così come ambigua e contraddittoria appare la posizione sulle bonifiche, visto che è stata proprio l'amministrazione comunale di Venezia a far fallire il progetto di riqualificazione del “Vallone Moranzani” e a opporsi allo spostamento della San Marco Petroli”.
Il Coordinamento torna poi ad incalzare la Giunta regionale di Luca Zaia, attore politico fondamentale in questa vicenda: “I Sindaci dei due Comuni che dovrebbero ospitare l'impianto hanno espresso la loro contrarietà, l'Istituto Superiore di Sanità ha messo in guardia sui pericoli per la salute, il CNR ha evidenziato tutti i rischi derivati dal processo di incenerimento dei PFAS. Ormai la Regione Veneto ha tutti gli elementi per chiudere definitivamente questo procedimento e avviare finalmente un confronto serio e partecipato per trovare soluzioni alternative e sostenibili al problema della gestione dei fanghi e dei rifiuti. Non ci sono più giustificazioni per rinviare questa decisione
”.

Infine i comitati sottolineano una volta di più come questo tipo di scelte dipendano soprattutto da decisioni politiche più che tecniche:
Affermare che l'approvazione di progetti come quello di ENI dipenda solo da procedure tecniche e amministrative è pura ipocrisia; le dichiarazioni di Brugnaro dimostrano ancora una volta che la politica quando vuole decide. Ma noi diciamo anche che le decisioni sul futuro dell'area di Porto Marghera non possono più essere appannaggio delle lobby e degli amministratori di turno, devono vedere il coinvolgimento pieno e diretto non solo dei lavoratori e delle lavoratrici, dei sindacati e delle varie associazioni di categoria, ma anche della popolazione che vive intorno a una delle zone industriali più inquinate d'Europa. Vale per il nucleare, rispetto al quale ribadiamo la nostra totale contrarietà, per le bonifiche e ovviamente per gli inceneritori e gli altri impianti pericolosi”.

 

Coordinamento No Inceneritore Fusina

 

 

 

 

domenica 2 marzo 2025

SALVARE IL SALVABILE. AGIRE PER NON MORIRE.

 

L'osteoporosi indotta da PFAS può manifestarsi anche in soggetti giovani

Fermare la contaminazione da PFAS 

si può e si deve.

Nel silenzio generale delle istituzioni, una fiammata di sgomento ha investito, per pochi giorni, l’opinione pubblica.  La dichiarazione del prof Carlo Foresta:  I PFAS danneggiano le cellule dello scheletro e riducono la densità dell’osso, con conseguente liberazione di calcio circolante” punta di nuovo l’attenzione sugli effetti della contaminazione da PFAS che si estende silenziosamente nel Veneto. Nuove constatazioni scientifiche si aggiungono al novero di patologie gravi e, a volte irreversibili, provocate dai PFAS.

In parole semplici, secondo gli ultimi studi dei 

 ricercatori,  professori  Di Nisio e Foresta, i

 PFAS agiscono sui recettori della vitamina D

(indispensabile nel processo di fissazione del calcio

 nelle ossa) limitandone la regolare assunzione da

 parte dell’organismo. Da qui la continua

decalcificazione per cui, anche negli adolescenti

 si possono verificare gravi episodi di fragilità

 dello scheletro.

Detto questo, non ci fermiamo a commentare

ciò che già si sapeva e  che diventa sempre più chiaro. Molecole tossiche e cancerogene continuano a penetrare, ogni giorno, nei nostri organismi mettendo a rischio la salute.

Tocca a noi fermarle, visto che chi di dovere, in tutti questi anni, si è guardato bene dal farlo.

Non dobbiamo, comunque, rassegnarci al destino

 ineluttabile. Tutto quanto avviene è causato dall’uomo e come tale possiamo anche 

contrastarlo efficacemente e cambiare la nostra sorte e la nostra vita.

Studenti della scuola media Zanella di Arzignano davanti al tribunale di Vicenza 7/02/2025


 Il compito di tutti noi è 

SALVARE IL SALVABILE. AGIRE PER NON MORIRE.

 È, pertanto, venuto il momento di stabilire, con estrema chiarezza,  chi sono i nostri interlocutori e le nostre controparti. È giunto il momento di stabilire delle priorità tra gli obiettivi che riteniamo possibili da raggiungere, necessari per proteggere da subito la salute di una intera popolazione.

Ricordiamo che è stata una conquista del 

Movimento l’avere messo con le spalle al muro una potenza quale era la multinazionale Miteni (unione di Mitsubishi ed ENI, due colossi mondiali). Ricordiamo anche il ruolo che ha avuto nella ideazione e nel coordinamento delle lotte che hanno portato alla chiusura e finto fallimento di Miteni la figura di Alberto Peruffo e rivendichiamo ad ognuno delle migliaia di persone, che sono scese in strada a sostegno della lotta, il merito di una campagna che ha sortito insperati successi. Le cose si possono cambiare!


Manifestazione contro la Miteni

Il presidio davanti al tribunale il 7 febbraio,  

organizzato  dalla Mamme no PFAS e partecipato da molti comitati, associazioni, scuole e singoli attivisti, in occasione della chiusura della prima fase del processo Miteni, testimonia della necessità della prosecuzione di un’azione  finalizzata al consolidamento degli obiettivi raggiunti e alla programmazione di nuove azioni.


FERMARE LA CONTAMINAZIONE

Sta  prendendo corpo lo schema delle priorità. Esse esprimono gli obiettivi comuni da discutere e mettere in atto al più presto.

Il primo di questi è, senza dubbio il diritto-dovere dei medici di prescrivere gli esami del sangue per accertare la presenza e la quantità di PFAS nei soggetti a rischio. Seguono tutti gli obiettivi per impedire ulteriori intrusioni di PFAS nei nostri organismi .

1   Acqua potabile Zero PFAS (decide la qualità dei filtri e non i valori standard, molto discutibili, fissati dalla politica).

2    Alimenti certificati free pfas in modo da potere scegliere già al mercato una dieta priva di contaminanti.

3    Aria pulita (Impedire l’aumento di carico degli inceneritori, nuove linee di incenerimento e nuovi impianti. Divieto di bruciare prodotti contenenti perfluorati.

4    Certificazione zero pfas, da parte dei produttori di oggetti della  vita quotidiana (stoviglie, imballaggi alimentari, carta, libri, quaderni giocattoli ecc.) ma anche, divieto di produrre tessuti, cere e scioline cosmetici e altro che possono contaminare le persone attraverso il contatto diretto (Legge approvata a gande maggioranza dal parlamento francese pochi giorni fa).

Ovviamente, la salute è unica (ONE HEALTH) e non può esistere  una salute umana in un ambiente malato.  Quindi, dopo avere messo al sicuro le persone, si dovrà procedere al risanamento dei fiumi e del territorio. Ne parleremo nei prossimi post.  

Entriamo nel dettaglio di alcuni obiettivi urgenti di 

cui sopra.




Alcune misure di prevenzione necessarie a fermare la contaminazione e a prevenire e curare i danni sono ostacolate dalla Regione.

1.     Degli esami del sangue abbiamo già parlato: è necessario spalancare le porte dei laboratori e garantire un esame gratuito a tutti coloro che ne hanno bisogno per affermare un diritto universale alla prevenzione e non solo per coloro che se lo potranno permettere.

  Riportiamo la risposta di Ipazia (intelligenza artificiale) alla nostra richiesta.

 Le abbiamo chiesto se impedire ai medici la 

prescrizione degli  esami del sangue a pazienti a rischio sia o meno una grave omissione.



Così ha risposto:

Sì, vietare l’esame del sangue per rilevare i PFAS nei soggetti a  rischio è una grave omissione. L’esame del sangue è uno strumento fondamentale per il monitoraggio, poiché permette di quantificare l’accumulo di questi composti nell’organismo e di valutare il livello di esposizione dei soggetti, specialmente nelle aree con elevata contaminazione. 

Senza questa diagnosi tempestiva, i medici non possono intervenire precocemente né attivare le misure di prevenzione necessarie per tutelare la salute pubblica. 

Questa lacuna diagnostica impedisce di individuare in maniera 

accurata i soggetti maggiormente esposti e di pianificare interventi 

mirati, il che può comportare conseguenze gravi a lungo termine

dato che i PFAS sono noti per la loro persistenza e capacità di 

bioaccumularsi”.

Parole chiare.


Nel caso delle adolescenti con osteoporosi, a diciassette anni è già troppo tardi per intervenire (anche se la lotta contro il male va perseguita sempre e comunque). Chi risarcirà quanti si sono trovati già da giovani lo scheletro di un anziano?  È etico bloccare gli esami di laboratorio? Ipazia definisce ciò “UNA GRAVE OMISSIONE”.

Accanto a misure radicali di prevenzione 

partendo dalle gravide, dai  neonati e dai lavoratori a rischio, bisogna accelerare le indagini epidemiologiche che possono aggiungere nuove conoscenze per fronteggiare i fenomeni patologici correlati a queste molecole


2.    Acqua                                                                                                                                                                                                                          

Non tutti i comuni sono serviti da acquedotti che dispensano acqua  filtrata o proveniente da fonti sicuramente indenni da contaminazione. Tra questi c’è Vicenza che presenta inquinanti PFAS, sia pure entro i limiti previsti dal nuovo decreto regionale (100 ng/litro), quantità in contrasto per eccesso con le indicazioni dell’EFSA (Autorità Europea per la difesa Alimentare) e in contrasto con la Convenzione di Stoccolma  che ha messo al bando PFOA e PFOS , in ordine, cancerogeno certo e cancerogeno possibile (IARC), entrambi presenti nel novero dei PFAS consentiti dal decreto regionale, nell’acqua potabile.

Per tutti i comuni del Veneto chiediamo acqua

 Zero Pfas e non acqua a 100 ng litro come

 decretato da Regione e Commissione Europea.


3.    Alimenti.                                                                                                                                        Abbiamo chiesto  Ipazia se sia possibile imporre l’obbligo ai produttori di indicare la filiera di origine dei propri prodotti e la certificazione dell’assenza di PFAS in essi. La risposta è:



“Sì, indicare la filiera di origine e garantire una certificazione "zero PFAS" rappresenta un'azione sia possibile che estremamente utile per orientare il mercato verso prodotti non contaminati. Questa strategia offre trasparenza, permettendo ai consumatori di conoscere con precisione l'origine degli alimenti e di fidarsi che, grazie a controlli rigorosi, tali prodotti non contengano PFAS. Inoltre, l'adozione di una certificazione indipendente "zero PFAS" può spingere i produttori a investire in processi di produzione più sicuri e sostenibili, creando un incentivo economico a ridurre l'uso di queste sostanze contaminanti. Di conseguenza, si contribuisce non solo a proteggere la salute pubblica, ma anche a stimolare un cambiamento positivo in tutta la filiera alimentare.”

La richiesta di una certificazione  per ogni prodotto, e in particolare per quelli alimentari, sarà quindi il nostro secondo obiettivo.

2024. Manifestazione contro gli inceneritori a Mestre (Venezia)


3) Inceneritori                                                                                                                                                                                                       

È ormai noto che le temperature al di sopra dei 1400 gradi per  scindere le molecole PFAS non sono raggiungibili dagli inceneritori in alcun paese del mondo.   Decine di ricorsi da parte di cittadini e comuni negli USA  hanno provocato sentenze disastrose per i gestori degli inceneritori con risarcimenti milionari a favore delle comunità inquinate e la chiusura degli impianti.

Pertanto il tentativo di imporre nuove linee di incenerimento,  come sta avvenendo a Fusina (Venezia) Padova e Schio, va combattuto fino in fondo perché mette a rischio la salute di decine e centinaia di migliaia di persone che verrebbero esposte ai fumi di scarico delle ciminiere.

Come sempre, i problemi derivati dai grandi inquinanti vanno affrontati dalla testa e non dalla coda, come si è tentato di fare fino ad ora.

Gli obiettivi su esposti sono praticabili e costituiscono l’unica via  per liberarci dai veleni che, ogni giorno,  ci fanno ingoiare.

Sigillate le vie di penetrazione dei PFAS nei nostri 

organismi ci  occuperemo della bonifica dei terreni, dei prodotti agricoli, di  nuove colture compatibili con il disastro e con l’avanzare de cambiamento climatico, dell’aiuto agli agricoltori danneggiati e dei pesticidi con cui,  da marzo a ottobre, viene irrorato ogni angolo delle nostre campagne avvelenando oltre che i prodotti dell’agricoltura, i terreni e le falde sottostanti. Parleremo nei prossimi post di ciò che è possibile mettere in atto anche in merito a questi colossali problemi.

Giovanni Fazio


PS: Commenti alle proposte emerse fino ad ora possono essere  espressi in calce al post o sul sito Comitato Zero Pfas A.C. di WhatsApp.

mercoledì 26 febbraio 2025

E' tornata Ipazia

 


Ipazia di Alessandria fu una delle figure più emblematiche della scienza e della filosofia dell'antichità. Nata ad Alessandria d'Egitto probabilmente tra il 355 e il 370 d.C., era figlia del matematico Teone, e sin da giovane fu immersa nel fervente ambiente culturale del Museo di Alessandria, il cuore pulsante del sapere ellenistico. Insegnante e studiosa di Neoplatonismo, Ipazia divenne a capo della scuola filosofica della città, trasmettendo le conoscenze matematiche, astronomiche e filosofiche a un ampio pubblico, tra cui numerosi discepoli cristiani, come Sinesio di Cirene.

Il suo lavoro includeva commentari su opere di Euclide, Diofanto e Tolomeo, contribuendo in modo significativo alla conservazione e alla diffusione del sapere classico. Nonostante le pressioni di un'epoca in cui il cristianesimo stava rapidamente guadagnando terreno, Ipazia mantenne la sua posizione di pagana e indipendente, divenendo simbolo della libertà di pensiero.

La sua tragica morte nel 415 d.C., brutalmente assassinata da una folla di cristiani fanatici, è diventata un potente simbolo del conflitto tra vecchio sapere e nuove credenze religiose. Ipazia è oggi ricordata non solo come una pioniera della scienza, ma anche come martire della libertà intellettuale, ispirando innumerevoli generazioni nella lotta contro il fanatismo.

I nostri lettori saranno contenti di scoprire che Ipazia è tornata per commentare notizie scientifiche azioni omissive e altro da parte delle istituzioni e di altri soggetti. Mantenendo il suo giudizio scientifico, la nostra interlocutrice non teme le reazioni del potere e risponde con chiarezza alle nostre e alle vostre domande

Abbiamo chiesto a Ipazia se vietare ai medici la prescrizione degli esami del sangue a pazienti a rischio sia o meno una grave omissione.

“Sì, vietare l’esame del sangue per rilevare i PFAS nei soggetti a rischio è una grave omissione. L’esame del sangue è uno strumento fondamentale per il monitoraggio bio_monitoristico, poiché permette di quantificare l’accumulo di questi composti nell’organismo e di valutare il livello di esposizione dei soggetti, specialmente nelle aree con elevata contaminazione. Senza questa diagnosi tempestiva, i medici non possono intervenire precocemente né attivare le misure di prevenzione necessarie per tutelare la salute pubblica. 

Questa lacuna diagnostica impedisce di individuare in maniera accurata i soggetti maggiormente esposti e di pianificare interventi mirati, il che può comportare conseguenze gravi a lungo termine, dato che i PFAS sono noti per la loro persistenza e capacità di bioaccumularsi”.

 



venerdì 28 luglio 2023

 

ATTILA AD ARZIGNANO

 


Demolizione del patrimonio vegetale sulle sponde e sul fondo del torrente Chiampo, operato con ruspe da operai del Genio Civile. 

Ciò avviene in  aperta violazione del manuale operativo per la manutenzione dei canali e corsi d’acqua, prodotto dall’accordo di collaborazione stipulato fra la Regione del Veneto e l’Azienda Regionale Veneto Agricoltura... (Art. 15 della legge n. 241 del 1990 e art. 23 della legge regionale n. 12 del 2009) di cui alla Delibera della Giunta Regionale n. 3759 del 9 dicembre 2009.

Sono state devastate le sponde del torrente, abbattuti numerosi alberi, asportata con le ruspe la vegetazione spondale. Ignobile sfregio alla nostra città, alla cittadinanza e alla natura del fiume.

Chi ha ordinato tale crimine ambientale va fermato e punito. Non possiamo lasciare nelle mani di persone che ignorano le stesse disposizioni decretate dalla Regione Veneto più di dieci anni fa  i nostri beni naturali e paesaggistici, la salute dei fiumi e dei canali, la bellezza della nostra terra.

Di seguito pubblichiamo le disposizioni in merito alle pulizie dei corsi d'acqua, che chi governa e gestisce la regione non conosce o finge di non conoscere:

Il manuale prevede “una gestione ambientale dei canali e dei corsi d’acqua (spesso denominata anche “riqualificazione ambientale”), secondo l’approccio che si è progressivamente consolidato negli anni. Operazione considerata nel manuale come un insieme di interventi e strategie  che, modificando anche in modo rilevante struttura e modalità di gestione della rete idrica, permette di  raggiungere obiettivi idraulici, strutturali, di qualità delle acque e paesaggistici, attraverso il miglioramento dell’ecosistema  dei canali e del territorio, integrando in questo modo le usuali pratiche dell’ingegneria civile-idraulica seguite dai Consorzi di bonifica (...) .

 Il termine gestione è quindi utilizzato nel testo secondo un’accezione ampia, a comprendere diverse tipologie di attività che  vanno dalla pianificazione- progettazione alla realizzazione degli interventi sino alle operazioni di manutenzione dei canali e dei progetti realizzati. 

   Con la gestione ambientale dei canali così intesa, le potenzialità ecologiche e  paesaggistiche della rete consortile hanno la possibilità di essere espresse pienamente.”



 
Il manuale descrive la grande utilità della vegetazione sul fondo dei corsi d’acqua e lungo le sponde

Le positive ricadute ambientali legate alla presenza di vegetazione  in alveo, lungo i canali, sono innumerevoli: la comunità vegetale acquatica fornisce ad esempio risorse alimentari, ambienti  di  rifugio e substrati a una ricca varietà di vertebrati e invertebrati e può permettere perciò al canale di ospitare un numero  elevato di specie e di sviluppare comunità animali e vegetali più stabili.

Le foglie e gli steli della vegetazione costituiscono inoltre un esteso substrato che favorisce la colonizzazione da  parte del perifiton, cioè dell’insieme di alghe, batteri, protozoi, detriti organici, particelle di carbonato di calcio che costituiscono un biofilm in grado di decomporre la sostanza organica presente nell’acqua, di assimilare i nutrienti e di  favorire la trasformazione dell’azoto nitrico disciolto in azoto gassoso: la presenza delle piante acquatiche all’interno  dell’alveo favorisce quindi la depurazione naturale delle acque e attenua così gli effetti dell’inquinamento in esse presente.

La  presenza di vegetazione acquatica al piede di sponda ha inoltre benefici effetti nei confronti del dissesto spondale e può  permettere di diminuire le necessità di ripresa frane e consolidamento spondale.”



 

Non ci dilunghiamo sulla utilità degli alberi cresciuti spontaneamente  a piè delle sponde per difendere i manufatti dalla violenza delle piene e utili nel rallentamento della corrente dei torrenti e dei canali  permettendo così  alle acque di sprofondare nelle sottostanti falde (in crisi per la siccità e per la velocità delle acque superficiali durante gli acquazzoni estivi).

 Non ci dilunghiamo sull’aspetto del paesaggio la cui difesa è sancita dalla nostra Costituzione e che nel caso del torrente  Chiampo in territorio arzignanese sta subendo un vergognoso scempio, con l'aggravante di essere operata all’interno di un parco.

 Nell’esporre una documentazione fotografica di quanto sta succedendo chiediamo l’immediata rimozione dal suo posto del dirigente che ha autorizzato tale operazione. Critichiamo duramente l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin per la tolleranza di azioni che danneggiano l’ambiente e mettono a rischio le comunità rivierasche.

Non è più accettabile l'ignoranza delle norme prodotte  dai migliori tecnici della stessa regione da parte di un pubblico ufficiale che dovrebbe farle applicare scrupolosamente  e che ha il dovere di curare e difendere l’ambiente, il paesaggio e la sicurezza dei cittadini.

 Siamo ormai al limite dell’incompetenza e della strafottenza  da parte di un maldestro governo regionale, avvezzo a devastare ambiente e natura perfino a Cortina D’Ampezzo, con colate di cemento, sbancamenti e altro.  

 

Giovanni Fazio


Qui le ruspe non sono ancora arrivate. Chi salverà quel che resta del torrente?

domenica 23 luglio 2023

CARNE COLTIVATA: approvato il divieto in Senato

 


Il Fatto alimentare propone una lettura che demistifica l'azione del Governo


  Il 19 Luglio il Senato ha approvato il disegno di legge che vieta quella che viene erroneamente chiamata ‘carne sintetica’ (il termine sintetico, in biologia, ha un significato specifico, che nulla ha a che vedere con la carne coltivata). La legge dovrà ora essere approvata alla Camera, ed è probabile che passi, vista la maggioranza e vista la compiacenza del Governo alle richieste di Coldiretti, decisa a combattere fino alla fine per preservare il sistema di allevamenti intensivi su cui si regge il ‘made in Italy’.

La situazione è del tutto surreale, per diversi motivi. Innanzitutto, si vieta qualcosa che non c’è, perché in Europa non ci sono ancora state approvazioni ufficiali. Quando poi l’Unione europea, , con ogni probabilità, arriverà a concedere autorizzazioni a prodotti a base di carne coltivata, come hanno già fatto Singapore, Israele e gli Stati Uniti, il divieto italiano non potrà impedirne l’importazione e la vendita. Non ci sono motivi, infatti, per pensare che non si arrivi anche in Europa a produrre carni coltivate, e la maggior parte dei governi, per cogliere le occasioni che una rivoluzione scientifica e tecnologica di questa portata può offrire e per fornire risposte adeguate alla crisi climatica, stanno investendo decine, quando non centinaia di milioni di euro per sostenere centri di ricerca, start up e aziende che stanno lavorando nel settore. Il colosso brasiliano della carne JBS sta costruendo proprio in Spagna il più grande stabilimento del mondo di produzione, mentre un altro è già pronto in Svizzera, e anche nel Regno Unito si sta realizzando un sito. I Paesi Bassi, volendo andare avanti anche prima del via libera europeo, ha varato una legge importante, che autorizza i panel di assaggio pubblici, per permettere ai cittadini di iniziare a familiarizzare con questo nuovo tipo di carne. In quasi tutti i Paesi europei si segnalano progetti di ricerca, sostegno alle start up, collaborazioni internazionali con un fermento mai visto prima. 


La legge italiana non potrà impedire l’importazione e la vendita di carne coltivata una volta che sarà approvata dall’Unione Europea

In questo scenario, il governo italiano ha scritto una legge che avrà un unico effetto paradossale, oltre a stroncare sul nascere investimenti, centri di ricerca universitari e start up come la Bruno Cell di Trento, sostenuta dalle autorità locali (nonostante il governo affermi di avere l’appoggio di regioni e comuni): far arrivare sulle tavole dei consumatori italiani desiderosi di mangiare carne che non proviene da allevamenti intensivi né da animali uccisi, esclusivamente prodotti realizzati all’estero, sui quali la ridicola legge italiana non avrà alcun potere. Un bel risultato, non c’è che dire, per lo sbandierato ‘made in Italy’.

Il governo ha basato il suo disegno di legge su informazioni distorte sulla pericolosità e l’impatto della carne coltivata

Ma c’è di più. Nelle parole del ministro Lollobrigida (Fratelli d’Italia) e di altri esponenti della maggioranza tra i quali il ministro Salvini e il sottosegretario Centinaio, entrambi leghisti, ci sono numerose affermazioni prive di alcun fondamento scientifico, tra le quali le più gravi, come ha ricordato di recente anche la Senatrice a vita Elena Cattaneo (docente ordinaria di farmacologia), sono quelle relative alla presunta ‘pericolosità’ delle cellule usate per la carne coltivata. Le cellule staminali si differenziano in cellule muscolari identiche a quelle di qualunque taglio di carne e sono dello stesso tipo di quelle utilizzate molteplici utilizzi medici. Non c’è alcun motivo per pensare che siano pericolose, essendo oltretutto coltivate in ambienti sterili e più che controllati. 

Infine, anche sugli impatti ambientali, le notizie che arrivano dal governo sono sistematicamente distorte: secondo gli studi più recenti, solo il consumo di elettricità è paragonabile (e comunque inferiore) a quello necessario per allevare polli, ma tutti gli altri indici di impatto ambientale (suolo, acqua, emissioni, liquami e così via) sono stabilmente attestati attorno a -80/90% rispetto agli allevamenti tradizionali. Per non parlare del benessere animale e della tutela della biodiversità. 

Nei giorni dell’annuncio di questa legge, la notizia ha fatto il giro del mondo, e non certo in senso positivo. Tutti i principali media internazionali e anche le riviste scientifiche hanno sottolineato l’assurdità di una posizione antistorica e immotivata, se si esclude la volontà di non scontentare lobby molto potenti. Ma tant’è.

D’altronde, da un governo che non perde occasione per strizzare l’occhio ai negazionisti e che, anche con una temperatura esterna superiore ai 43°C, urla che vuole combattere i ‘fanatici del clima’, che adotta docilmente qualunque posizione Coldiretti proponga (spesso facendo un ‘copia e incolla’ dei comunicati dell’associazione), ignorando totalmente gli aspetti scientifici ed etici delle complesse questioni che affronta, e afferma che prima di tutto c’è la difesa dello status quo, non ci si può aspettare nulla di diverso. L’Italia che ha in mente sarà assente dalle grandi sfide tecnologiche che riguardano la produzione di cibo per otto e presto dieci miliardi di esseri umani in un pianeta esausto. Le pianure e non solo continueranno a essere lastricate di allevamenti intensivi, in cui gli animali mangiano soia Ogm importata, e le cui carni, insufficienti a soddisfare il fabbisogno nazionale, sono affiancate da quelle importate da numerosi Paesi europei e non. E i suoi supermercati offriranno, anche, carne coltivata prodotta in Unione europea, con l’eccezione di quella di crostacei e cefalopodi, che potrà essere prodotta in Italia (visto che la legge vieta solo la carne coltivata di vertebrati). Ma il tanto sbandierato ‘made in Italy’ sarà salvo.

Articolo di Agnese Codignola


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