Comunicato stampa Coordinamento No Inceneritore Fusina 29.03.2025
Azione dei comitati questa mattina per diffidare Veritas: stop
immediato alla linea 2
Questa mattina un centinaio di
attivisti/e del Coordinamento No Inceneritore Fusina muniti di tute bianche,
striscioni e fumogeni sono tornati in azione contro l’inceneritore di
Veritas davanti all’ingresso dell’impianto di Fusina. Obiettivo
diffidare Veritas a proseguire nel suo intento di costruire e attivare la seconda
linea (L2) entro la fine dell’anno, al contempo denunciare la gestione di
quella esistente già altamente impattante, che brucia rifiuti urbani e
speciali provenienti anche da fuori regione.
Preciso il messaggio dei
comitati: “Se Veritas pensava di farla franca approfittando dei nostri
sforzi profusi per contrastare l’inceneritore per fanghi proposto da ENI
Rewind, si sbaglia di grosso! Siamo ancora qui per diffidare i vertici della
società Veneziana, della partecipata Eco+Eco e i soci del gruppo FINAM (Bioman
e Agrilux): stop immediato alla seconda linea, piena trasparenza
sulla gestione della prima e sui rifiuti che arrivano in impianto, altrimenti
alzeremo il livello dello scontro. La situazione ambientale e sanitaria è già
troppo critica, è necessario ridurre l’inquinamento e non aumentarlo”.
Nonostante l’ostruzionismo di Eco+Eco
srl (gestore dell’impianto), in questi mesi i comitati hanno lavorato sotto
traccia recuperando e studiando una gran mole di documenti che hanno fatto
emergere un quadro molto preoccupante e inquietante che dovrebbe indurre
gli Enti di controllo (Regione, ULSS 3, ARPAV e Comune di Venezia) a imporre
lo stop immediato alla seconda linea da 80.000 ton/anno in corso di
costruzione e controlli immediati sulla gestione attuale dell’impianto.
I comitati sintetizzano le
ragioni di queste richieste in 3 punti:
1. Rifiuti urbani e
speciali anche da fuori regione per fare business.
La riapertura dell’inceneritore
di Fusina è sempre stata giustificata come necessaria per smaltire i rifiuti
urbani non riciclabili del bacino veneziano. Invece all’impianto di produzione
di CSS arrivano anche scarti delle differenziate e rifiuti
speciali (spesso riciclabili) dalle province di Treviso, Belluno,
Padova, oltre che dal Friuli Venezia Giulia, e addirittura da Roma! Infatti
tra i sovvalli derivati dal trattamento del rifiuto umido, ci sono anche quelli
prodotti dalle società SESA Spa di Este e Bioman di Maniago, ai
cui impianti arrivano da anni decine di migliaia di tonnellate di rifiuto umido
raccolto dalla società AMA nella Capitale.
Inoltre tra le società che
conferiscono a Fusina, compaiono anche ditte che trattano rifiuti speciali e
industriali di ogni tipo come la COSMO di Noale, oppure Steriladria
di Adria che invece tratta rifiuti sanitari. Il CSS così prodotto
finisce in parte nel forno attivo e in parte in altri inceneritori o in
discarica, ma con la seconda linea sarà bruciato quasi tutto a Fusina.
2. La qualità
dell'aria intorno a Porto Marghera è già pessima
I livelli di inquinanti come PM10,
PM2.5 (polveri sottili e ultrasottili) e
Benzo(a)pirene superano già oggi i limiti vecchi del 2010; limiti
che l’Unione Europea impone di dimezzare entro il 2030. Questo quadro è
confermato dai dati registrati dalla centralina ARPAV di Malcontenta, ma anche
da una campagna di monitoraggio effettuato dalla società Orion S.rl. per conto
proprio di Eco+Eco . Nella relazione del 2023 si legge che in diversi punti di
controllo sono stati registrati numerosi sforamenti e livelli molto alti di
PM10, PM2.5 e benzo(a)pirene, oltre a preoccupanti picchi relativamente al mercurio.
3. Pericolo
PFAS- Delle 35.000 ton/anno smaltite da Veritas in L1, circa 1400 ton
sono fanghi provenienti dal depuratore di Fusina. Questi fanghi sono
contaminati da PFAS, a dirlo sono le stesse analisi effettuate dalla
multiutility veneziana e in possesso dei comitati. D’altra parte i PFAS sono
certamente presenti anche nei rifiuti urbani e speciali. E’ ormai nota
a livello scientifico internazionale la pericolosità di questi composti e
l’inefficacia dell’incenerimento per distruggerli; in questa direzione si sono
espressi di recente, e in modo molto critico l’Istituto Superiore di Sanità e
il CNR. Non è però previsto alcun limite e alcun monitoraggio dei PFAS
contenuto nei fumi, nelle scorie e nelle acque di scarico degli inceneritori.
Per questo motivo i comitati chiedono l’applicazione di stoppare
immediatamente la linea L2 e l’incenerimento di fanghi e di avviare una
campagna di ricerca e monitoraggio per questi inquinanti presso tutti gli
inceneritori regionali attivi.
Il messaggio dei comitati è
chiaramente rivolto anche a Regione e Comuni che non possono più fare
finta di niente giocando sulla salute della popolazione. In particolare il
Coordinamento si rivolge a Brugnaro: “Esca dalle ambiguità, sancisca
le sua ultima posizione contro il progetto di ENI Rewind in Consiglio Comunale
e in Conferenza dei Servizi. Non pensi poi di favorire Veritas
nell’accaparrarsi il business dell’incenerimento dei fanghi e dei rifiuti.
Prenda atto una buona volta che tutti gli inceneritori sono inquinanti e
pericolosi”.
Infine i comitati richiamano
l’importanza di attendere l’esito dei biomonitoraggi in corso a Marghera,
Malcontena e Oriago, dai quali si potranno trarre importanti informazioni sullo
stato di salute della popolazione.
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